Perché la Fondazione porta il nome di don Mario Operti

La figura di Don Mario Operti è stata, per la Chiesa italiana e torinese, un riferimento in merito alla possibilità di congiungere l'evangelizzazione e l'impegno sociale e civile. La sua visione incarna i principi del Concilio Vaticano II e della Dottrina Sociale della Chiesa cattolica in modo chiaro e deciso.

In questa sua grande attività a favore dei giovani e in particolare dei lavoratori, Don Mario, ha sempre attribuito una grande importanza al ruolo dei laici e alla loro irrinunciabile autonomia.

Le donne e gli uomini, con le loro fragilità e le loro ricchezze, sono stati i compagni di viaggio e di lavoro in quella instancabile ricerca di solidarietà e giustizia, unite a una profonda fede, che hanno caratterizzato l'esperienza terrena di questa straordinaria figura contemporanea.

Don Mario Operti
DON MARIO OPERTI

Grande animatore sociale e grande organizzatore, ha partecipato in prima persona alle fasi di preparazione di una realtà che, alla luce di una profonda fede in Dio e negli uomini, potesse raccogliere le sfide della società contemporanea in merito a temi quali il lavoro, la casa, l'educazione dei giovani e anche un certo modo di intendere il credito e la finanza.

Questa visione, così chiaramente espressa e messa in opera da Don Mario Operti, e la volontà di continuare questa profonda esperienza, hanno ispirato la costituzione della Fondazione e ne sono diventati i valori e la missione. Per dirlo con le parole di Don Mario:

"… una chiara comprensione della missione evangelizzatrice della Chiesa e al contempo al riconoscimento della specifica presenza e autonomia dei laici nel mondo … collaboratori dell'opera della Chiesa, ma anche chiamati ad orientare a Dio le realtà terrene nella piena autonomia delle loro scelte e della loro responsabilità.

Questo rischio della supplenza si fa particolarmente serio, nei momenti difficili che il mondo del lavoro sta attraversando, anche a fronte dell'opportunità di utilizzare i fondi europei per i progetti a favore della disoccupazione e della formazione professionale".

La biografia di don mario operti

Nasce a Savigliano (CN) nel 1950; nel 1966 entra nel Seminario maggiore di Rivoli e dopo aver conseguito la maturità classica inizia gli studi di teologia, che interrompe per circa un anno per lavorare come operaio.
Ripresi gli studi nel 1975 è ordinato presbitero dal Card. Michele Pellegrino, Arcivescovo di Torino.

Dal 1975 al 1983

è Viceparroco in una parrocchia di Torino (S. Donato) e comincia ad avvicinarsi in modo deciso ai giovani, in particolare ai lavoratori e agli studenti, con i quali inizia la sua esperienza nella GiOC (Gioventù Operaia Cristiana).

Contemporaneamente insegna Storia della filosofia e poi Scienza delle religioni all'Istituto Superiore di Scienze Religiose della diocesi e collabora alla fondazione del Centro operatori pastorali.

Dal 1983 al 1987

frequenta la Facoltà di Scienze Politiche all'Università di Torino e nel 1994 consegue la laurea.

Nel 1989

diventa Assistente diocesano della Federazione della GiOC di Torino e nel 1993 viene nominato Assistente nazionale del Movimento.

Nel 1995

è chiamato a Roma a dirigere l'Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI e in questo ambito avvia un intenso lavoro di collaborazione con le Regioni italiane; promuove tavoli per l'evangelizzazione e la pastorale; dà vita al Progetto Policoro insieme al Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile e a Caritas Italiana.

Nell'aprile 2000

viene richiamato in Diocesi dove è nominato Provicario per la pastorale dal Card. Severino Poletto, Arcivescovo di Torino.

Contemporaneamente porta a conclusione le iniziative per il Giubileo, in particolare l'incontro di Giovanni Paolo II con i lavoratori a Tor Vergata, il 1° maggio 2000.

Il 18 giugno 2001

dopo una breve e dolorosa malattia, muore all'Ospedale Molinette di Torino.

L'Arcivescovo Mons. Cesare Nosiglia, durante l'omelia della Santa Messa in occasione del ventennale della morte di Don Mario ha voluto così ricordarlo:

"Secondo la Dottrina Sociale della Chiesa - affermava don Operti la giustizia sociale e la solidarietà non sono elementi che si aggiungono dopo che la produzione economica ha fatto il suo corso (…). La solidarietà e la giustizia hanno a che fare con l'intero ciclo economico, quindi anche con la produzione e il consumo, il risparmio e la finanza, gli investimenti e la distribuzione. Solo in questo modo si può sostenere che l'impegno per la solidarietà e la giustizia è proprio di tutti gli attori del ciclo economico e non solo un atto moralistico che si aggiunge a posteriori quando l'economia ha fatto autonomamente il suo percorso (…).

Lo scopo del lavoro (…) è produrre cooperazione, relazione, partecipazione, e quindi valorizzare i legami tra le persone che entrano come soggetti della cooperazione stessa."